arcomai | movimento in atto tra architettura e progetto urbano

Ciclo di Conferenze | Il FUTURO DELLA CITTA': scenari e prospettive di sviluppo del territorio urbano nel futuro prossimo venturo.


Il convegno si interroga e tenta di affrontare in modo costruttivo il tema urgente posto dal ruolo del “progetto” – inteso quest’ultimo come “cultura del pensare” – entro l’incombente trasformazione della città e del territorio, e quindi delle società che vi abitano, ponendosi come strumento di salvaguardia dinamica dell'identità urbana e del paesaggio. Molte saranno le ipotesi a confronto: dalla ricerca alla didattica; dalle questioni di principio all'operatività, dal ruolo della storia a quello delle tecniche; ma tra queste verrà posto al centro dell'attenzione naturalmente quella insolubile ed eterna dell’”antico e nuovo", il cui rapporto, oggi più che mai, non deve esaurirsi nell'incontro/scontro tra espressioni formali, ma investire tutti gli aspetti propri del progetto, al punto da cambiarne anche i termini (paradigma) di riferimento, senza per forza annullare i precedenti, ma, anzi, farli propri e in parte potenziarli. Bologna - per la sua storia - è, anche dal punto di vista simbolico e politico, un emblematico luogo di discussione e, nel prossimo futuro - considerando i rilevanti ed ambiziosi progetti che la città si è prefissata di realizzare - un potenziale “laboratorio di sviluppo” in cui elaborare/superare le contraddizioni che vive oggi la “cultura del progetto” e proporre modelli dinamici su cui costruire mondi possibili per noi e per gli altri.

Premessa
Con il primo allegato al numero ZERO di ARCOMAI, “movimento in atto” tra architettura e progetto urbano, andiamo a presentare un ciclo di conferenze ideato da ARCOMAI stesso, organizzato dal Quartiere Santo Stefano e patrocinato dall'Assessorato all'Urbanistica e Casa del Comune di Bologna. Questa proposta - prendendo spunto dal seminario di studi dal titolo “La città del futuro”, promosso dall’Ordine degli Architetti di Bologna il 9 novembre 2001 - si propone di allargare il dibattito con l’analizzare le nuove frontiere della città del nuovo millennio. All’uopo, il quesito che si pone è il seguente: è mai possibile che il termine “costruire”, che è poi quello di finalizzare il “progettare”, non venga mai pronunciato esplicitamente nei dibattiti sull’architettura giacché esso talvolta, per non dire quasi sempre, é sinonimo di “rovinare” le città, di “distrugger(n)e” i suoi monumenti quando poi sono in atto politiche di intervento che riducono puntualmente i territori urbani a meri compartimenti su cui imporre enormi operazioni commerciali tutte mirate ad incrementare il profitto a scapito della buona architettura o, per meglio dire, al progetto, inteso come coerenza esclusiva di uno strumento che affida ad una “figura complessiva” la risposta ad un problema e a un luogo? Ed ancora: si può migliorare la situazione per dare all'attività architettonica il prestigio che le compete? A questo si risponde: sì, si può migliorare e, secondo noi, più che possibile, è doveroso provarci. C’è bisogno intanto di riportare il dibattito sull’architettura e sul territorio urbano su un piano di critica costruttiva svincolandolo dalla disciplina ma,  soprattutto, di trovare una strada comune che possa scrollarci di dosso l'attuale “stallo culturale” di una società soggiogata dalle pressioni di ciò che noi identifichiamo “ideologia conservativa delle rovine e ideologia della riqualificazione”, entrambe cause:

e peggio ancora:
di disaffezionamento del cittadino alla “cosa pubblica” e a chi la rappresenta, che tra l’altro reputa la categoria degli architetti la principale responsabile del degrado urbano. [continua].


Introduzione alle giornate

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